DIAFRAMMA E POSTURA
Ritrovare la postura “neutra” del diaframma
Per ritrovare progressivamente un’ottimale funzionalità respiratoria, è bene che prima di cercare una energica contrazione del diaframma, questo muscolo sia messo in condizione di giungere ad un completo rilascio, risalendo fino ad una posizione più alta di quella gradualmente assunta con il sedimentarsi di occasioni di incompleto rilascio. Ciò si ottiene imparando a svuotarsi completamente grazie all’aiuto della muscolatura addominale utilizzata come accessorio della espirazione. Rilassando e riportando in una postura corretta il diaframma, il cantante avverte subito la possibilità di una inspirazione più profonda, un piacevole rilassamento della gola e la possibilità di migliorare la postura del collo e della schiena.
La inspirazione profonda e posteriore
Se il diaframma si contrae a seguito di un ottimale rilascio, la azione inspiratoria inizia con la contrazione della sua parte vertebrale, o pilastri del diaframma. È per questo che spesso una buona inspirazione viene avvertita a livello lombare, senza che lo spostamento dei visceri sia troppo evidente. Al contrario, se si inspira senza aver prima ben rilasciato il diaframma, la inspirazione coinvolge soprattutto la parte più anteriore del diaframma (quella attaccata alle costole ed allo sterno) e si può notare un movimento dei visceri molto evidente.

DISFUNZIONI

Disfunzione in inspirazione o bassa

Il diaframma è contratto e mantiene una posizione bassa rispetto al punto neutro, riducendo l’escursione espiratoria: le coste basse tendono a restare aperte durante l’espirazione. Le cause possono essere: ptosi viscerale, trazione fasciale verso il basso in seguito a disfunzione strutturale o traumatica, ipotonia muscolatura addominale o perineale, esiti di gravidanza o parto.

Disfunzione in espirazione o alta

Il diaframma è contratto e mantiene una posizione alta rispetto al punto neutro, riducendo l’escursione inspiratoria: le coste basse tendono a restare chiuse durante l’inspirazione. Le cause possono essere: trazione fasciale verso l’alto in seguito a disfunzione strutturale o traumatica, iperpressione addominale su base irritativa, disfunzionale, patologica (ernia iatale, ulcera gastrica) o funzionale (gravidanza, ipertonicità addominale, emozionale).
SINTOMATOLOGIA
  • TEST. Valutazione del Diaframma
  • dolori diretti:
  • dolori riferiti:
  • lombare alto
  • dorsale basso
  • costale basso o xifoideo
  • cervicali o toracici alti lombalgie
  • edemi, gonfiori, parestesie cefalee
Il test di valutazione diaframmatica consiste nell’osservazione della respirazione per esaminare il corretto movimento dell’addome nell’inspirazione ed espirazione, la simmetria della gabbia toracica ed i movimenti del diaframma. Una volta identificato il problema verrà utilizzata la tecnica più appropriata per ristabilire una situazione di normalità e buon funzionamento diaframmatico. Se ad esempio il diaframma ha una pari mobilità da entrambi i lati significa che questo muscolo lavora correttamente, in caso contrario il lato più bloccato è considerato in disfunzione e non permette al centro frenico di risalire, in questo caso l’obiettivo è di sbloccare questa situazione

TEST di MOBILITA’
Il terapista pone i pollici sotto il diaframma a livello sottocostale, equiparando la densità o la tensione; le altre dita sono aperte sulla griglia costale; si chiede una respirazione normale e si valuta il movimento costale:
se in inspirazione le costole restano chiuse rispetto alle controlaterali >>
lesione inspirazione alta. Se in espirazione le costole restano aperte >>
lesione inspirazione bassa
TEST della ELASTICITA’ e DENSITA’ di: CENTRO FRENICO, CUPOLE, PILASTRI

DA NON DIMENTICARE
  • Influenzano i frenici:
  • C3
  • Scaleni
  • Clavicola
  • I costa
  • Parte superiore fegato (dolore spalla destra)
  • Parte superiore stomaco (dolore spalla sinistra)
  • Il parasimpatico (X o Pneumogastrico) equilibra e modula l’azione del simpatico proveniente dalle
  • prime 4 dorsali (ganglio cervicale superiore e medio). Gli ostacoli meccanici che possono influenzare il X sono gli stessi dei frenici ed in più:
  • OM
  • C0-C1-C2 (OAA)
TRATTAMENTO
Legame fasciale e fascia lui stesso, abbiamo visto tutta l’importanza di questa struttura nella fisiologia umana. Occorre dunque sorvegliare che il suo movimento sia libero da tutte le forzature.

Tecnica Globale

Il soggetto è in decubito supino con gli arti inferiori piegati e i piedi appoggiati sulla tavola. Il terapista si posiziona lateralmente guardando cefalicamente. Con le mani leggermente aperte prende maggior contatto possibile con le basse coste e i pollici diretti verso l’appendice xifoide. Accompagna con le mani i movimenti toracici; la tecnica consiste nel riarmonizzare un emitorace in rapporto all’altro, poi il torace nel suo insieme, in modo da avere un movimento armonioso in tutti i piani dello spazio.
Tecnica muscolare:
nella stessa posizione di prima si pongono le due mani sotto un emitorace con i pollici che penetrano sotto la griglia costale in contatto con l’inserzione muscolare. Si fa penetrare progressivamente i pollici il più cefalicamente possibile.
Si correggono attraverso uno stiramento , presione, inibizione, tutte le fissazioni incontrate, portando i pollici in direzioni opposte, per poi passare all’emitorace controlaterale. È preferibile far seguire questa tecnica da un trattamento di riarmonizzazione globale. I pilastri del diaframma non sono acessibili direttamente, la tecnica strutturale quindi sarà la più indicata a questo livello. Occorre guardare nella seconda tecnica a non scatenare dolore, perché questo sarebbe seguito immediatamente da uno spasmo riflesso e dall’espulsione delle dita.

Lo sterno
Siamo di nuovo in una zona dove la fascia è direttamente in contatto con l’osso. Nel piano profondo si aggiunge il pericardio, e abbiamo segnalato che è una zona particolarmente sensibile allo stress e ciò implica che saranno frequentemente riscontrate distorsioni fasciali.
L’induzione
Il soggetto è in decubito supino e il terapista si pone lateralmente o dietro la testa del paziente. Si pone una mano sullo sterno cercando di prendere il più contatto possibile a mo’ di ventosa. Incontreremo a questo livello dei movimenti di torsione, inclinazione, attrazione posteriore, contrazione assiale dello sterno, o la combinazione di alcuni di questi. Il principio generale di trattamento resta lo stesso che dalle altre parti; a partire da un asse privilegiato si raiarmonizza lo sterno in tutti i suoi parametri, affinchè esso fluttui in tutta libertà.

Tecnica diretta

Il soggetto è nella stessa posizione del precedente e si esegue una pressione scivolamento lungo lo sterno, nella sua parte mediana, lungo i suoi bordi laterali. Le bande fasciali e le zone nodulari si trovano frequentemente a questo livello, le prime si situano maggiormente nella parte centrale e le seconde lateralmente alla punta dello sterno. La tecnica è paragonabile a quella già descritta in funzione della distorsione incontrata. Sarà utile far seguire la seconda tecnica da un ascolto induzione. Spesso saremo in presenza di un dolore molto forte. Occorrerà dosare correttamente la pressione, altrimenti il paziente potrà risentire per qualche giorno un dolore persistente, tipo puntura o bruciatura. Questo può essere un male minore se cessa nel giro di qualche giorno, tuttavia se la pressione è stata troppo forte, il dolore può durare più settimane e diventare veramente fastidioso per il paziente, se non angosciante. Il lavoro sullo sterno può migliorare notevolmente le palpitazioni, le tachicardie, lo stress e le ansie

diaframma e postura

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