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Efficacia delle tecniche articolari manuali in soggetti con emicrania

L’emicrania è una cefalea primaria che colpisce una persona su dieci in tutto il mondo con una tendenza all’aumento, ed è la prima causa di disabilità nella fascia di età tra i 15 e i 49 anni. L’emicrania ha un significativo impatto individuale sulla produttività, favorendo assenze sia dal lavoro che dalla scuola, non solo per le limitazioni associate ai sintomi emicranici, ma anche per i possibili effetti collaterali dei farmaci utilizzati. Di conseguenza, l’emicrania ha un forte impatto sulla qualità della vita (QoL) dei pazienti e può diventare un problema di salute pubblica con implicazioni personali, lavorative ed economiche.

L’opzione di trattamento più comune è quella farmacologica, tuttavia i farmaci sono talvolta inefficaci o comportano effetti collaterali, addirittura l’eccessiva assunzione di farmaci è considerata un fattore di rischio per l’emicrania cronica. Il trattamento non farmacologico potrebbe quindi essere una buona opzione per alcuni pazienti, considerando che una serie di fattori come lo stress, alcune comorbidità psichiatriche e disfunzioni muscoloscheletriche possono contribuire allo sviluppo dell’emicrania, aumentare la disabilità e influenzare negativamente la QoL.

Secondo alcuni studi la terapia manuale può ridurre l’intensità del dolore, la frequenza e la durata degli episodi di emicrania, infatti le tecniche articolari (cioè quelle in cui vengono impiegati movimenti a bassa velocità e di ampiezza da moderata ad alta per forzare l’intero range di movimento dell’articolazione) possono contribuire a migliorare le possibili limitazioni del range di movimento delle articolazioni interessate e innescare risposte neurofisiologiche sistemiche che portano all’inibizione del dolore, riducendo l’intensità del dolore e la frequenza dell’emicrania fino a sei mesi dopo l’intervento. Purtroppo data la variabilità della qualità di questi studi è difficile determinare l’entità di questo effetto, oltre alla controversia sulla efficacia nella disabilità associata all’emicrania rispetto agli interventi con placebo e all’assenza di dati sulla percezione soggettiva del cambiamento dopo il trattamento in questi individui. 

L’obiettivo di questo studio è stato confrontare l’efficacia nei soggetti con emicrania di un protocollo di terapia manuale basato su tecniche articolari con un intervento placebo hands-on rispetto a intensità del dolore, frequenza degli episodi, disabilità da emicrania, QoL fisica, mentale e complessiva, assunzione di farmaci e cambiamento percepito autoriferito dopo il trattamento. Gli autori hanno anche valutato se gli effetti sono stati mantenuti un mese dopo l’intervento.

Un trial clinico randomizzato è stato condotto includendo 50 partecipanti con diagnosi di emicrania (età 18-50 anni, diagnosi in base ai criteri  ICHD-3, quattro o più episodi al mese, storia di un anno o più di emicrania e regime farmacologico stabilizzato da almeno quattro mesi), escludendo soggetti con altro tipo di cefalea primaria o secondaria, disturbi temporomandibolari, segni di coinvolgimento dell’arteria vertebrale o carotidea, radicolopatia, vergini, pressione sanguigna scompensata, gravidanza o in fase di adattamento ai farmaci. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi, uno ha ricevuto tecniche articolari e uno ha ricevuto intervento placebo hands-on. Entrambi i gruppi hanno ricevuto una sessione di trattamento una volta la settimana per quattro settimane, con valutazione prima, immediatamente dopo e a un mese dal trattamento.

Le tecniche articolari sono state applicate a tutte le articolazioni limitate potenzialmente correlate a emicrania e sono consistite in mobilizzazioni a bassa velocità e ampiezza da moderata ad alta sul rachide cervicale e toracico e sulle articolazioni sacroiliache. Nello specifico, sono state applicate bilateralmente le seguenti tecniche in tutte le sessioni di trattamento:  manipolazione atlanto-occipitale, mobilizzazione del rachide cervicale superiore (C0–C1), mobilizzazione del rachide cervicale medio (C2–C7) in posizione supina e in posizione prona, manipolazione della giunzione cervicotoracica, manipolazione del rachide toracico superiore e manipolazione globale dell’articolazione sacroiliaca. La tecnica placebo è consistita in posizionamento delle palme delle mani del fisioterapista sotto l’occipite per dieci minuti senza applicare movimento o forza.

La disabilità da emicrania è stata valutata con il questionario Migraine Disability Assessment (MIDAS), QoL fisica, mentale e complessiva con Short Form-36 Health Survey (SF-36) e il cambiamento percepito autoriferito dal paziente dopo il trattamento con la scala Patients’ Global Impression of Change (PGIC).

Secondo gli autori, questo protocollo basato su tecniche articolari è stato efficace nel ridurre l’intensità del dolore, la disabilità dovuta all’emicrania e l’assunzione di farmaci, migliorando la QoL fisica e il cambiamento percepito autoriferito dal paziente dopo il trattamento e questi cambiamenti sono stati mantenuti a distanza di un mese. Inoltre, sono state osservate differenze significative anche in termini di frequenza degli episodi e di QoL mentale rispetto all’intervento con placebo.

Questo studio ha dei limiti da attribuire al fatto che la maggior parte dei partecipanti erano soggetti di sesso femminile (anche se la prevalenza di emicrania è doppia nelle donne rispetto agli uomini) e che, essendo il protocollo basato su varie tecniche, è difficile stabilire a quali di esse possano essere attribuiti i miglioramenti.

Fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33989990/

tecniche articolari manuali

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