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I disordini cranio (o temporo) mandibolari sono disfunzioni che interessano le giunzioni tra le ossa temporali del cranio e la mandibola, la muscolatura mandibolare e le strutture che collegate a esse. Tra i sintomi più frequenti con cui si manifestano c’è il dolore mandibolare, seguito da una serie di fastidi come mal di testa, dolore cervicale, dolore all’orecchio, acufeni, vertigini e sbadigli frequenti. Le cause scatenanti questi disordini posso essere molteplici: nella gran parte dei casi sono fattori biomeccanici disfunzionali come traumi all’articolazione, digrignamento dei denti, malaocclusione, artrite o artrosi dell’ATM (articolazione temporo mandibolare), altre volte possono essere determinati da stress e fattori psicologici. Per capire meglio quali conseguenze possono comportare questi disordini e conoscere le possibili strategie di cura, la dott.ssa Irma Bencivenga, fisioterapista, osteopata e posturologa, esperta in riabilitazione delle disfunzioni oro-maxillo-faccialli, risponderà ad alcune domande.

Dott.ssa, cosa sono i disturbi cranio-mandibolari?

I disturbi cranio-mandibolari rappresentano un insieme di condizioni che provocano dolore dentro e nei pressi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), e a livello dei muscoli e dei distretti ad esso correlati. I problemi dell’ATM possono compromettere la capacità di una persona di parlare, mangiare, masticare, deglutire, fare espressioni facciali e persino respirare. I disordini temporo-mandibolari (o anche mioartropatie) rappresentano una categoria di diversi problemi clinici che hanno come causa una disfunzione del distretto in questione. In alcuni casi, posso anche essere determinati da problematiche a distanza.

Con quali sintomi si possono manifestare?

I sintomi soggettivi lamentati dal paziente possono essere classificati in:

Artro-mialgici:

  • affaticamento durante la masticazione
  • dolore all’articolazione, sia a riposo sia durante il suo utilizzo (per esempio mangiando o parlando)
  • rumori causati dall’articolazione quando si apre o si chiude la bocca: click, scrosci, rumori a sabbia
  • limitazione e/o rigidità nell’apertura della bocca fino al blocco vero e proprio
  • dolore sordo al viso con tensione dei muscoli mimici e dei muscoli masticatori

Dento-parodontali:

  • Dolore riferito agli elementi dentari
  • sensazione di mobilità dentale a causa del serramento

Orali: 

  • ipersalivazione
  • difficolta nella deglutizione
  • difficoltà a ritrovare l’ occlusione corretta
  • tonsilliti ricorrenti
  • raucedine e sensazione di dover schiarirsi la voce

Otologici:

  • dolore all’orecchio che può irradiarsi al viso
  • acufeni (fischi alle orecchie)
  • ipoacusie
  • vertigini
  • sensazione di ovattamento

Cefalgici: 

  • mal di testa
  • cefalee tensive e muscolo-tensive
  • algie cuoio capelluto
  • dolore ai muscoli nucali e cranio-mandibolari.

Posturali:

  • Tensione che parte dal collo fino al capo con difficoltà di movimento
  • dolore spalle dorsale fino alla zona lombare
  • asimmetrie dei cingoli scapolare e pelvico
  • tensione muscolare
  • alterazione dell’appoggio plantare-gonalgia

Cranio, mandibola, dentizione, lingua e colonna cervicale e cingolo scapolare formano in realtà un’unità funzionale inscindibile e come tale indissolubilmente legata all’intera postura.

Quali possono essere le cause?

Per i disturbi cranio-mandibolari si parla di eziologia multifattoriale. Le cause possono essere riconosciute in:

  • malocclusioni dentali: i difetti di contatto fra i denti in fase di chiusura sono considerati fattori predisponesti o aggravanti i disturbi cranio-mandibolari, specialmente nel caso in cui determinino uno spostamento mandibolare, e dunque condilare;
  • parafunzioni: il bruxismo o il serramento dei denti vengono spesso associati all’eziologia dei disturbi cranio-mandibolari. La parafunzione di forte intensità non solo scatena il dolore, ma anche affaticamento muscolare, odontalgia, dolori nella regione dell’articolazione temporo-mandibolare, cefalea e perfino click articolare, nonché usura degli elementi dentali;
  • postura: ha un ruolo multiplo nell’eziologia dei disturbi a carico dell’ATM. La colonna vertebrale è infatti un rele’ tra il cranio e il bacino, nonché gli arti inferiori, per cui un’alterazione al distretto superiore può riportare un compromesso posturale anche a distanza;
  • fattori psico-sociali: appare chiaro come la vita emotiva del paziente, essendo causa delle parafunzioni come quelle su’ citate e determinando anche una inadeguata postura, sia un fattore determinante nell’eziologia di tali disturbi; altre cause: alla base di tale patologia possono esservi anche fratture ossee interessanti la mandibola, il processo coronoideo ed il condilo; o possono essere legate ad anomalie di sviluppo (displasie, ipoplasie, iparplasie), traumi diretti o indiretti alla mandibola, colpo di frusta o traumi al capo.

disfunzioni cranio mandibolariCome viene diagnosticata la disfunzione cranio mandibolare?

Nell’approccio col paziente restano basilari i canoni della semeiotica tradizionale, attenta raccolta anamnestica, ispezione, palpazione, auscultazione, valutazione del movimento. La restrizione o, l’alterazione dei movimenti mandibolari, accompagnati eventualmente da rumore e dolore sono le principali e più significative caratteristiche delle Disfunzioni Cervico Mandibolari. Inoltre, ci si avvale sotto consiglio del fisioterapista di analisi stabilometriche e baropodometriche e dell’odontoiatra poi di indagini di vario tipo.

 

Quali sono gli esami strumentali?

La pedana baropodometrica (o stabilometrica) statica e dinamica, che serve a valutare la simmetria corporea e l’assetto posturale globale del paziente. 

L’elettromiografia, che ha lo scopo di valutare uno stato di contrattura o di ipertono dei muscoli masticatori e l’influsso che questi possono aver avuto sull’instaurarsi della sintomatologia algica articolare. 

La diagnostica per immagini.

L’ortopantomografia, utile come tecnica di screening per valutare alterazioni ossee macroscopiche, come la lunghezza dei segmenti ossei mandibolari ed una loro asimmetria, o una grossolana deformità dei condili). 

La stratigrafia delle ATM, che dà informazioni riguardo la conformazione e l’escursione condilare. 

La tomografia computerizzata, che evidenzia con precisione la morfologia condilare ed in particolare alterazioni ossee dovute ad osteoartrosi ed asimmetrie della struttura scheletrica. 

La risonanza magnetica, che permette di evidenziare dettagliatamente sia le strutture ossee che i tessuti molli ed eventuali versamenti intra-articolari. 

La cine-risonanza o risonanza dinamica, che ci dà la possibilità di controllare visivamente i movimenti articolari e le alterazioni che questi subiscono nei casi di degenerazione o di dislocazione meniscale.

L’artroscopia, metodica più invasiva, che permette una visione diretta delle componenti articolari, dando la possibilità di diagnosticare sin dai primi stadi processi degenerativi od infiammatori dell’ATM. L’artroscopia, inoltre, oltre ad essere uno strumento diagnostico, è soprattutto terapeutico in quanto migliora la funzionalità mandibolare ed ottenendo una regressione della sintomatologia algica.

Come interviene la fisioterapia?

Data l’origine multifattoriale della patologia c’è bisogno di un ampio ventaglio di applicazioni terapeutiche. Lo scopo principale è riequilibrare il complesso occlusoarticolare e di ristabilire adeguati e uniformi carichi masticatori così da assicurare una corretta masticazione. Con la terapia funzionale si agisce sulla componente neuromuscolare che riguarda, a seconda dei casi, la muscolatura masticatoria, la muscolatura della faccia, del cranio e del collo ripristinando la funzione corretta dei muscoli, riequilibrando il tono muscolare e intervenendo direttamente o indirettamente sul dolore craniofacciale. L’obiettivo della terapia occlusale temporanea è quello di modificare lo schema occlusale del paziente senza agire in modo permanente sui denti e sulle altre strutture masticatorie. Si cerca, inoltre, di collocare la mandibola in un corretto rapporto con il mascellare superiore, riposizionare il condilo nella fossa glenoide e favorire un’attività bilanciata dell’apparato neuro-muscolare, (questo lo si fa con l’aiuto dell’odontoiatra). Agendo sul fattore neuromuscolare si osserva frequentemente non solo la scomparsa o il miglioramento dei disturbi relativi all’apparato masticatorio ma anche dei disturbi concomitanti che riguardano i distretti viciniori. Il trattamento funzionale si avvale di molteplici metodiche terapeutiche: manovre manipolative, stretching, ginnastica muscolare, rieducazione propriocettiva, esercizi correttivi della postura cervicale, fisioterapia strumentale, ecc. Particolarmente efficaci per la terapia del bruxismo o del serramento le metodiche del biofeedback elettromiografìco (fatto dall’odontoiatra), che danno al soggetto la possibilità di verificare in tempo reale la situazione muscolare distonica in corso, apprendendo a correggerla.

Inoltre si agisce attraverso una rieducazione posturale globale, quindi con esercizi di movimenti attivi isotonici, esercizi di movimenti attivi isometrici, esercizi cranio-cervicali, esercizi del cingolo scapolo-omerale, terapia miofunzionale.

In quali casi, invece, si ricorre alla chirurgia?

Si cerca sempre di prevenire o fare terapia conservativa. Ma in alcuni casi si deve assolutamente ricorrere alla chirurgia come nelle ipoplasie e iperplasie, fratture, anchilosi, artrosi e artriti evolute, ecc.

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Fonte: Dott.ssa Irma Bencivenga / Napoli Today 

 

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