CORRELAZIONE TRA OCCLUSIONE,POSTURA E OSTEOPATIA - D.O. Giuseppe Totaro
Un aspetto iniziale
Prima di apportare qualsiasi modifica all’occlusione di un paziente affetto da disfunzioni dell’ATM, è fondamentale condurre una valutazione dettagliata e approfondita della condizione del paziente. Questa valutazione dovrebbe includere:
1. Anamnesi dettagliata: È essenziale raccogliere informazioni complete sulla storia clinica del paziente, inclusi sintomi attuali, eventuali traumi precedenti, precedenti interventi odontoiatrici e trattamenti per l’ATM.
2. Esame obiettivo: Un esame fisico approfondito della regione cervico-facciale e dell’ATM è fondamentale per valutare la postura, la funzionalità muscolare, la mobilità della mandibola e la presenza di eventuali disfunzioni articolari.
3. Esami strumentali: Potrebbero essere necessari esami diagnostici come radiografie, tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM) per valutare le strutture articolari e muscolari dell’ATM in modo dettagliato.
4. Valutazione dell’occlusione: È importante valutare l’occlusione del paziente per identificare eventuali problemi di malocclusione, contatti prematuri o alterazioni della relazione tra le arcate dentarie.
5. Valutazione multidisciplinare: Coinvolgere un team di professionisti qualificati, come odontoiatri, ortodontisti, gnatologi, osteopati e psicologi, per valutare in modo completo e multidisciplinare la condizione del paziente e pianificare un trattamento personalizzato e mirato.
Solo dopo aver condotto una valutazione approfondita e multidisciplinare, è possibile pianificare interventi terapeutici mirati e personalizzati per affrontare le disfunzioni dell’ATM, evitando modifiche irreversibili dell’occlusione che potrebbero avere conseguenze negative sulla salute e sulla funzionalità del sistema stomatognatico del paziente.
La correlazione sistemica
Esiste una stretta correlazione tra occlusione e postura, poiché la posizione della mandibola determina direttamente la postura del corpo attraverso le catene miofasciali presenti. Quando la mandibola si trova in una posizione asimmetrica, che può essere causata da fattori genetici, traumi o interventi odontoiatrici, si possono verificare alterazioni posturali dovute alle contrazioni muscolari. Queste modificazioni possono causare problemi e dolori alla colonna vertebrale e all’area cranio-cervicale.
I difetti posturali di origine discendente non sono solo determinati dai muscoli del collo che collegano direttamente il cranio alla colonna vertebrale, ma anche da un sistema muscolare indiretto composto dai muscoli sottoioidei, sopraioidei e dagli elevatori della mandibola. La postura della mandibola e quella del sistema cranio-vertebrale sono strettamente correlate. Se la mandibola è costretta a assumere una posizione spaziale scorretta a bocca chiusa (protrusa, retrusa o deviata) per varie ragioni, ciò comporterà inevitabilmente adattamenti compensatori a livello della colonna vertebrale. Nell’analisi della postura del paziente sul piano sagittale, una mandibola retrusa (II classe scheletrica) porta ad un avanzamento compensatorio della fronte. Poiché questa posizione non è accettabile non solo a livello vestibolare, ma anche oculare (il sguardo sarebbe rivolto verso il basso), si verifica una correzione a livello della colonna vertebrale, con un aumento delle curvature lordotiche e naturali.
Le curve fisiologiche si riflettono sull’appoggio corporeo
Le iperlordosi, insieme alla rotazione anteriore del bacino e delle creste iliache, e alla flessione degli arti inferiori, sono meccanismi compensatori per bilanciare lo sbilanciamento del cranio che potrebbe far inclinare il soggetto in avanti. In questi casi, sono comuni crampi ai polpacci e ai muscoli posteriori della coscia. Una mandibola protrusa (III classe scheletrica), al contrario, viene compensata con un arretramento della fronte. Questo porta a una tendenza a raddrizzare la curva lordotica cervicale per mantenere lo sguardo orizzontale, evitando così che sia rivolto verso l’alto. Le catene muscolari anteriori si attivano per compensare lo sbilanciamento del peso corporeo che altrimenti farebbe cadere il soggetto all’indietro. In particolare, i soggetti astenici possono sperimentare frequenti crampi nella parte anteriore delle cosce.
I difetti posturali di origine ascendente possono derivare non solo da una malposizione mandibolare, ma anche da un’asimmetria anatomica degli arti inferiori, sia congenita che acquisita.
occlusione postura e osteopatia
postura e osteopatia
occlusione postura e osteopatia
postura e osteopatia
L’osteopatia riveste un’importanza fondamentale per i pazienti in cura ortodontica, poiché può agevolare l’adattamento del corpo ai cambiamenti provocati dall’utilizzo di apparecchi fissi o mobili, prevenendo la comparsa di sintomi dolorosi e supportando l’ortodontista nel accelerare il processo di cura del paziente. Entro certi limiti, l’osteopatia può contribuire a ridurre le conseguenze di una cattiva occlusione, anche in assenza di un intervento ortodontico.
Tuttavia, in presenza di una vera e propria malocclusione, il trattamento esclusivamente osteopatico può fornire solo un sollievo sintomatico e i problemi muscolari e articolari potrebbero ripresentarsi. Pertanto, è fortemente consigliata una stretta collaborazione tra odontoiatra e osteopata, specialmente per le problematiche cervicali e le tensioni muscolari di origine stomatognatica. Se è universalmente riconosciuta l’importanza dell’allineamento dei denti, è altrettanto vero che le sollecitazioni meccaniche generate dagli apparecchi ortodontici possono causare rigidità nelle strutture craniche.
Le ossa craniche sono connesse tra loro tramite articolazioni chiamate suture, e diversi studi hanno dimostrato che queste ossa sono articolate in modo da conservare una certa mobilità ed elasticità. È cruciale che il movimento delle ossa craniche sia mantenuto per garantire un corretto funzionamento dell’intero organismo, inclusi i meccanismi respiratori primari. Pertanto, durante l’applicazione di apparecchi ortodontici, è importante considerare la mobilità delle strutture craniche per favorire il corretto funzionamento del corpo.
L’osteopata collabora con l’ortodontista per monitorare i cambiamenti posturali del paziente e gestire eventuali fissità e rigidità craniche. È importante intervenire precocemente nei bambini, poiché il loro sistema corporeo più malleabile risponde meglio alle modifiche indotte dal trattamento osteopatico.
L’adozione di protocolli efficaci favorisce una collaborazione sinergica tra odontoiatra e osteopata, migliorando la tolleranza del paziente all’apparecchio ortodontico e riducendo la durata complessiva del trattamento.
Secondo i principi dell’osteopatia, che sottolineano il ruolo della struttura nel regolare la funzione, e considerando il collegamento anatomico tra il cranio e la mandibola, possiamo fare le seguenti considerazioni:
Il miglioramento dei parametri del Meccanismo Respiratorio Primario (MRP) mediante la regolazione delle connessioni delle membrane attraverso tensioni reciproche può favorire una maggiore mobilità suturale in tutto il cranio, con particolare riferimento all’apparato stomatognatico. Tale ottimizzazione può rappresentare un supporto significativo per interventi ortodontici, influenzando sia la durata che l’efficacia del trattamento.
La dura madre, con importanti inserzioni a livello di C0, C1, C2 e sacro, svolge un ruolo cruciale nell’integrità strutturale del cranio. In presenza di disfunzioni osteopatiche, oltre ad incidere sul MRP a livello suturale, si possono manifestare limitazioni della mobilità delle ossa craniche, con possibili conseguenti alterazioni nello sviluppo osteogenetico e disarmonie asimmetriche tra mandibola e mascella. La stretta connessione della dura madre ai forami cranici può determinare distorsioni e alterazioni venoso-linfatiche a livello dei nervi cranici, con possibili impatti sulla funzionalità neurovascolare del sistema nervoso cranico.
Le alterazioni del drenaggio venoso e linfatico possono verificarsi a causa di rallentamenti del sistema venoso linfatico della testa, dovuti a disfunzioni nel Meccanismo Respiratorio Primario (MRP). Questi rallentamenti possono alterare l’attività neurologica e causare un intasamento in distretti come il seno cavernoso, intercavernoso e il forame lacero posteriore, attraverso i quali passano i nervi cranici menzionati. Pertanto, il trattamento osteopatico, incluso il lavoro a livello viscerale, è consigliato per migliorare il sistema nervoso linfatico e il drenaggio emuntoriale.
Articolazione temporo-mandibolare (ATM) e postura:
L’ATM è da tempo oggetto di discussione per il suo coinvolgimento nelle modificazioni posturali, e questa conoscenza empirica sta diventando sempre più supportata scientificamente. Numerose figure si sono interessate a comprendere come problemi posturali e dolori possano derivare da un contatto errato dei denti o da una deglutizione scorretta. I risultati confermano l’importanza dell’unità e globalità del corpo, concetti fondamentali nell’approccio osteopatico.
L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è un’articolazione complessa che si trova tra i condili della mandibola e le fosse mandibolari, con un disco articolare fibrocartilagineo che permette movimenti complessi e offre una notevole forza e mobilità all’articolazione. Essendo l’ATM l’articolazione più utilizzata nel corpo umano, coinvolta nella masticazione, deglutizione, fonazione e respirazione, le sue componenti possono deteriorarsi nel tempo, causando disturbi articolari.
Una disfunzione dell’ATM può portare ad adattamenti in altre parti del corpo, specialmente nella regione cervicale e dorsale alta, modificando la struttura sotto stress e causando dolore e disagio al paziente. La disfunzione dell’ATM è un disturbo complesso con molteplici cause, tra cui fattori predisponenti (carenze nutrizionali e traumi), fattori determinanti (perdita della dimensione verticale, disarmonie scheletriche e funzionali, torsioni mandibolari come nel cross bite), fattori scatenanti (come instabilità psicologica) e fattori condizionanti (durata e intensità delle cause, soglia individuale).
La relazione tra occlusione e postura è quindi strettamente legata, poiché le disfunzioni dell’ATM possono influenzare la postura del paziente e provocare adattamenti strutturali che generano dolore e disagio. È importante considerare questa interconnessione per garantire un trattamento efficace e completo dei disturbi stomatognatici e posturali.
I pazienti affetti da disordini temporo-mandibolari possono manifestare diversi segni e sintomi, tra cui dolori articolari e muscolari, click mandibolari, restrizioni dei movimenti mandibolari e difficoltà nell’aprire la bocca. Questi sono i principali indicatori clinici, ma tali disturbi possono essere associati ad altre condizioni che coinvolgono la regione della testa e del collo, come emicrania, dolore cervicale o dorsale, fibromialgia, acufeni, vertigini, ipoacusia e otiti.
La sintomatologia dei disordini dell’ATM è spesso caratterizzata da alterazioni muscolari, come contratture, mentre le alterazioni articolari sono meno frequenti e spesso secondarie a problematiche neuromuscolari. Per migliorare la salute dei muscoli masticatori, è consigliabile che il paziente esegua degli esercizi di stretching a casa. Un esercizio utile può essere eseguito di fronte allo specchio, posizionando piccoli supporti interincisali superiori e inferiori nella linea mediana della bocca, in modo che l’apertura e la chiusura della bocca avvengano in modo lineare e senza deviazioni.
L’esercizio di stretching della muscolatura masticatoria consiste nel mantenere la punta della lingua sul palato durante tre fasi di dieci secondi ciascuna: apertura, mantenimento e chiusura della mandibola. Questo esercizio dovrebbe essere ripetuto circa dieci volte ogni sera, seguendo un ciclo stabilito dal terapeuta in base alle esigenze del paziente.
L’iter osteopatico per trattare un paziente con disordini temporo-mandibolari e blocchi articolari inizia con una valutazione completa del paziente su diversi piani: strutturale, viscerale ed emozionale, utilizzando test attivi e passivi. Si procede quindi con la valutazione e il trattamento delle strutture direttamente coinvolte, come la regione cervicale alta e la cerniera OAE (occipito-atlanto-epistrofeo), le suture craniche (occipito-mastoidea, petro-giugulare, sfeno-squamosa, temporo-zigomatica, parieto-mastoidea, parieto-squamosa, sfeno-squamosa, sfeno-petrosa), le strutture mascellari e mandibolari (intermascellare, vomere, palatini, sinfisi mentoniera, lingua e osso ioide) e i legamenti temporo-mandibolari, stilo-mandibolari e sfeno-mandibolari. Viene inoltre effettuato il rilascio della muscolatura masticatoria (muscoli pterigoidei, masseteri, temporali).
È importante sottolineare che sia per lo gnatologo che per l’osteopata, non è consigliabile manipolare il paziente nella prima seduta, poiché è necessario comprendere l’origine dei sintomi. Una manovra utile potrebbe consistere nel far stringere i denti al paziente disfunzionale: se il dolore diminuisce, si potrebbe trattare di un crampo muscolare causato dall’accumulo di acido lattico. Attualmente, dal punto di vista gnatologico, sono emersi concetti evoluti, tra cui la ricerca della relazione tra la postura, l’occlusione e la salute dell’ATM.
L’approccio terapeutico alle patologie dell’ATM può includere sia trattamenti farmacologici, come miorilassanti, ansiolitici e antinfiammatori, sia trattamenti meccanici, come l’uso di placche di svincolo o ortotici neuromuscolari. Questi interventi hanno lo scopo di correggere la posizione del complesso condilo-discale, eliminare la propriocezione dell’occlusione esistente e rilassare i muscoli masticatori, ripristinando lo spazio articolare nella dimensione verticale e la libertà della funzione.
Il molaggio selettivo, una pratica che comporta una modifica irreversibile dell’occlusione, è stato quasi completamente abbandonato poiché potrebbe essere difficile tornare indietro in caso di scarsi risultati terapeutici. Spesso i pazienti affetti da disfunzioni dell’ATM presentano anche instabilità psicologica, che li porta a cercare soluzioni “miracolose” presso diversi professionisti.
Pertanto, il team specializzato nella cura gnatologica e ortodontica di tali pazienti deve includere non solo l’odontoiatra, ma anche altri professionisti come l’osteopata e lo psicologo. Questo approccio multidisciplinare è fondamentale per affrontare in modo completo e efficace le patologie dell’ATM, tenendo conto non solo degli aspetti fisici ma anche di quelli emotivi e psicologici del paziente.
Le conseguenze di una modifica irreversibile dell’occlusione nei pazienti affetti da disfunzioni dell’ATM possono essere diverse e potenzialmente gravi. Alcuni possibili rischi e conseguenze includono:
1. Peggioramento dei sintomi: Una modifica dell’occlusione che non tiene conto della causa sottostante dei disturbi dell’ATM potrebbe peggiorare i sintomi esistenti, come dolore muscolare, limitazione dei movimenti mandibolari, click articolari e altri sintomi correlati.
2. Disfunzioni dell’ATM: Una modifica dell’occlusione che non rispetta l’equilibrio naturale dell’articolazione temporo-mandibolare potrebbe causare un’alterazione della biomeccanica dell’ATM, portando a ulteriori disfunzioni articolari e muscolari.
3. Problemi di occlusione: Una modifica dell’occlusione potrebbe causare problemi di malocclusione, alterando il modo in cui i denti si incontrano durante la chiusura della bocca. Questo potrebbe portare a problemi di masticazione, digestione e usura anomala dei denti.
4. Dolore cronico: Modifiche irreversibili dell’occlusione potrebbero causare dolore cronico e persistente nella regione dell’ATM e dei muscoli masticatori, rendendo più difficile il trattamento e il sollievo dai sintomi.
5. Difficoltà nel ripristino: Una volta apportata una modifica irreversibile dell’occlusione, potrebbe essere difficile o impossibile ripristinare l’occlusione originale o correggere eventuali problemi derivanti da tale modifica.
Pertanto, è fondamentale che i trattamenti per le disfunzioni dell’ATM siano mirati a risolvere le cause sottostanti dei disturbi, preservando al contempo l’equilibrio naturale dell’occlusione e evitando modifiche irreversibili che potrebbero causare ulteriori complicazioni. Un approccio multidisciplinare e personalizzato, con la supervisione di professionisti qualificati, è essenziale per garantire un trattamento efficace e sicuro per i pazienti affetti da disordini dell’ATM.
Inoltre, una modifica irreversibile dell’occlusione potrebbe influenzare negativamente la funzionalità e l’estetica del sistema stomatognatico nel suo complesso. Questo potrebbe causare problemi di respirazione, disallineamento della mandibola, tensione muscolare e squilibri nella distribuzione delle forze durante la masticazione, con conseguente aumento del rischio di danni ai denti, alle gengive e alle strutture dell’ATM nel lungo termine.
Inoltre, è importante considerare che le modifiche dell’occlusione possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita del paziente, influenzando la capacità di parlare, masticare e deglutire in modo corretto. Questo potrebbe portare a problemi alimentari, difficoltà nella pronuncia dei suoni e disagio durante le attività quotidiane.
Pertanto, è fondamentale che qualsiasi intervento che coinvolga modifiche dell’occlusione nei pazienti affetti da disordini dell’ATM venga attentamente valutato e pianificato da un team di professionisti qualificati, che tenga conto non solo dei sintomi presenti ma anche delle cause sottostanti dei disturbi e delle specifiche esigenze del paziente. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di garantire un trattamento sicuro, efficace e personalizzato che migliori la salute e la funzionalità dell’ATM senza compromettere l’equilibrio naturale dell’occlusione e la qualità della vita del paziente.
Le modifiche irreversibili dell’occlusione possono avere conseguenze significative e potenzialmente gravi nei pazienti affetti da disfunzioni dell’ATM. Queste modifiche possono influenzare la funzionalità e l’estetica del sistema stomatognatico, portando a problemi di respirazione, disallineamento della mandibola, tensione muscolare e squilibri nella distribuzione delle forze durante la masticazione. Questi cambiamenti possono aumentare il rischio di danni ai denti, alle gengive e alle strutture dell’ATM nel lungo termine.
Inoltre, le modifiche dell’occlusione possono impattare negativamente sulla qualità della vita del paziente, compromettendo la capacità di parlare, masticare e deglutire correttamente. Questo può causare problemi alimentari, difficoltà nella pronuncia dei suoni e disagio durante le attività quotidiane.
È importante considerare che le modifiche dell’occlusione devono essere attentamente valutate e pianificate da un team di professionisti qualificati, che prendano in considerazione non solo i sintomi presenti ma anche le cause sottostanti dei disturbi e le specifiche esigenze del paziente. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di garantire un trattamento sicuro, efficace e personalizzato che miglior la salute e la funzionalità dell’ATM senza compromettere l’equilibrio naturale dell’occlusione e la qualità della vita del paziente.
Il coinvolgimento di un team multidisciplinare di professionisti qualificati è essenziale per garantire un trattamento efficace e sicuro per i pazienti affetti da disfunzioni dell’ATM. Questo approccio integrato permette di valutare la condizione del paziente in modo completo, considerando non solo gli aspetti fisici ma anche quelli emotivi e psicologici che possono influenzare la patologia.
Una valutazione preliminare dettagliata e una pianificazione accurata del trattamento sono fondamentali per evitare modifiche irreversibili dell’occlusione che potrebbero comportare rischi e complicazioni per il paziente. L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di migliorare la salute e la funzionalità dell’ATM, preservando al contempo l’equilibrio naturale dell’occlusione e migliorando la qualità della vita del paziente.
In conclusione, un approccio multidisciplinare, personalizzato e basato sull’evidenza è fondamentale per affrontare in modo efficace le disfunzioni dell’ATM, garantendo un trattamento mirato e sicuro che tenga conto delle specifiche esigenze e della complessità della condizione del paziente.


