Il dolore è spesso un segnale di allarme che il nostro organismo ci lancia, per avvertirci di un danno potenziale o in atto, qualora una particolare condizione chimica, fisica o biologica persista. Se ad esempio mantieni un oggetto pesante  (come un masso) inizierai a provare dolore nei tendini del polso e dell'avambraccio, dopo un po'.

Il dolore quindi rappresenta il segnale che ti invita all’azione di lasciare andare il peso. Il suo rilascio, e la conseguente significativa riduzione del dolore, è una vera e propria gratificazione. Questo circuito segnale (dolore) risposta comportamentale (lasciar cadere il masso) gratificazione (riduzione del dolore) è la miccia di innesco dell’abitudine animale allo stare alla larga dalle fonti di dolore. In altre parole: siamo biologicamente progettati per avvicinarci a ciò che ci provoca piacere e a retrarci da ciò che ci provoca dolore.

Cosa accade però se non siamo in grado di renderci conto di quale sia la fonte fisica del dolore?

Svilupperemo una sindrome funzionale da sovraccarico e diventerà più complesso isolare la fonte del problema, in quanto il dolore (segnale) non diminuisce più alla cessazione dell’attività provocativa (causa del segnale) . E sarà quindi difficile interpretare il significato del sintomo dolore.

Il dolore è spesso un segnale di allarme che il nostro organismo ci lancia, per avvertirci di un danno potenziale o in atto, qualora una particolare condizione chimica, fisica o biologica persista. Se ad esempio mantieni un oggetto pesante  (come un masso) inizierai a provare dolore nei tendini del polso e dell'avambraccio, dopo un po'.

Il dolore quindi rappresenta il segnale che ti invita all’azione di lasciare andare il peso. Il suo rilascio, e la conseguente significativa riduzione del dolore, è una vera e propria gratificazione. Questo circuito segnale (dolore) risposta comportamentale (lasciar cadere il masso) gratificazione (riduzione del dolore) è la miccia di innesco dell’abitudine animale allo stare alla larga dalle fonti di dolore. In altre parole: siamo biologicamente progettati per avvicinarci a ciò che ci provoca piacere e a retrarci da ciò che ci provoca dolore.

Cosa accade però se non siamo in grado di renderci conto di quale sia la fonte fisica del dolore?

Svilupperemo una sindrome funzionale da sovraccarico e diventerà più complesso isolare la fonte del problema, in quanto il dolore (segnale) non diminuisce più alla cessazione dell’attività provocativa (causa del segnale) . E sarà quindi difficile interpretare il significato del sintomo dolore.

E’ questo il caso di tutte le sindromi funzionali da sovraccarico cervico-brachiale. Il plesso brachiale è una struttura reticolare nervosa delicatissima, posta in profondità sotto il cavo ascellare, costituita da un vasto intreccio delle radici nervose cervicali e dalle diramazioni successive in nervi. Molti lavori e attività comportano una continua trazione e messa in tensione del plesso brachiale che dopo settimane di tensione ripetuta si irrita.

Il dolore è spesso un segnale di allarme che il nostro organismo ci lancia, per avvertirci di un danno potenziale o in atto, qualora una particolare condizione chimica, fisica o biologica persista. Se ad esempio mantieni un oggetto pesante  (come un masso) inizierai a provare dolore nei tendini del polso e dell'avambraccio, dopo un po'.

Il dolore quindi rappresenta il segnale che ti invita all’azione di lasciare andare il peso. Il suo rilascio, e la conseguente significativa riduzione del dolore, è una vera e propria gratificazione. Questo circuito segnale (dolore) risposta comportamentale (lasciar cadere il masso) gratificazione (riduzione del dolore) è la miccia di innesco dell’abitudine animale allo stare alla larga dalle fonti di dolore. In altre parole: siamo biologicamente progettati per avvicinarci a ciò che ci provoca piacere e a retrarci da ciò che ci provoca dolore.

Cosa accade però se non siamo in grado di renderci conto di quale sia la fonte fisica del dolore?

Svilupperemo una sindrome funzionale da sovraccarico e diventerà più complesso isolare la fonte del problema, in quanto il dolore (segnale) non diminuisce più alla cessazione dell’attività provocativa (causa del segnale) . E sarà quindi difficile interpretare il significato del sintomo dolore.

E’ questo il caso di tutte le sindromi funzionali da sovraccarico cervico-brachiale. Il plesso brachiale è una struttura reticolare nervosa delicatissima, posta in profondità sotto il cavo ascellare, costituita da un vasto intreccio delle radici nervose cervicali e dalle diramazioni successive in nervi. Molti lavori e attività comportano una continua trazione e messa in tensione del plesso brachiale che dopo settimane di tensione ripetuta si irrita.

 

Pensiamo ad esempio ad una mamma costretta a tenere in braccio per ore il proprio bambino, nell’arco di ogni giornata. Questa banale attività provoca una depressione del cingolo scapolare e il conseguente stiramento costante del plesso brachiale. Inizialmente la mamma proverà una sensazione di fastidio nel basso collo e nel braccio. Nella stragrande maggioranza dei casi non riuscirà ad interpretare la causa; darà la colpa al tempo, al ciclo ovarico, allo stress, alla postura e così via, perpetrando la propria abitudine di tenere il bambino in braccio per ore.. Ma col passare dei giorni (e poi delle settimane) il dolore alla cervicale bassa si aggraverà, sarà presente anche a riposo e di notte (dolore infiammatorio) comparirà dolore e formicolio nel braccio e nella mano (parestesie da irritazione del plesso brachiale) rendendo necessario il consulto del proprio medico o fisioterapista.

Oppure pensiamo ai contadini con la cesta dell’uva al collo o agli studenti con la pessima abitudine di portare lo zaino su una sola spalla. Queste sono tutte situazioni che generano messa in tensione e poi irritazione del plesso brachiale.

La fregatura, per così dire, è che l’eliminazione temporanea della causa (ad esempio il non mantenere più il bambino in braccio e utilizzare un passeggino) non comporterà un miglioramento immediato, in quanto il dolore neurale (dei nervi e delle radici nervose) è di più lenta risoluzione. E spesso verranno compiute indagini radiologiche inutili che non riusciranno a intercettare la causa del dolore.

Il problema è che molte figure sanitarie non hanno la competenza (e la pazienza) di comprendere e intercettare la causa di questi sintomi, attraverso un esame anamnestico approfondito (colloquio clinico) e proporranno il classico massaggio decontratturante del muscolo trapezio, procedura quantomai inutile. Infatti il trapezio è infatti contratto per un semplice motivo: impedire una ulteriore depressione della spalla; è quindi una contrattura protettiva. I muscoli non diventano mai contratti a caso, ma quasi sempre per proteggere un nervo o una articolazione sottostante.

Un corretto approccio e inquadramento di queste sindromi prevede test specifici neurodinamici per intercettare la causa e susseguentemente l’astensione dalle attività provocative la sintomatologia.

Successivamente si imposteranno delle mobilizzazioni neurodinamiche passive in scivolamento (la neurodinamica è la branca della fisioterapia manuale che si occupa della mobilizzazione dei nervi periferici ti invito a vederti questo video approfondimento https://youtu.be/TrdrNFtToKk) per placare significativamente dolore e formicolio, così da far evitare farmaci inutili e dannosi al paziente.

Articolo a cura del dott. Raffaele Tafanelli della FISIO@RT studio 

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