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CERVICALGIA: COME RICONOSCERLA E CURARLA

INTRODUZIONE

Per la definizione di cervicalgia, attualmente, si fa riferimento a quella data da Merskey e Bogduk e successivamente ripresa sia dallo International Association for the Study of Pain (IASP), sia dalla Neck Pain Task Force, secondo i quali la cervicalgia rappresenta “dolore percepito, originante in un’area delimitata superiormente dalla linea nucale, inferiormente da una linea immaginaria passante dal processo spinoso di T1 e lateralmente dai piani sagittali tangenti ai bordi laterali del collo”.

Cos’è la cervicalgia e chi soffre di dolore cervicale

Cervicalgia: Come riconoscerla e curarla

La cervicalgia è una patologia di grande interesse medico-scientifico. Numerosi sono i lavori scientifici inerenti presenti in letteratura, a causa della complessità e varietà del quadro anatomico e clinico. Tra i maggiori a soffrirne nel mondo sanitario, infermieri e Oss, i quali pur avendo responsabilità e ruoli differenti, sono quotidianamente al servizio del malato e spesso sono sottoposti a carichi di lavoro estremamente pesanti, che possono determinare l’insorgenza di patologie complesse.

La cervicalgia nello specifico rappresenta uno dei disturbi più comuni per il quale viene richiesto un consulto e/o cure sanitarie nei paesi industrializzati. Il suo andamento è tendenzialmente benigno e gli episodi, soprattutto quelli acuti, tendono a risolversi spontaneamente in un periodo di tempo che va da pochi giorni a qualche settimana; le recidive sono frequenti ma solo nel 10% dei casi la sintomatologia tende a cronicizzare.

NEL DETTAGLIO

Il dolore cervicale affligge il 30-50% della popolazione generale ogni anno. Si stima che il 15% della popolazione generale farà esperienza di dolore cronico cervicale (>3 mesi) in un qualche periodo della propria vita.

Secondo i dati dell’International Association for the Study of Pain (IASP) del 2013, in Europa la cervicalgia cronica colpisce tra il 10 e il 20% della popolazione e costituisce un’importante fonte di disabilità.

L’11-14% della popolazione che lavora riporterà ogni anno delle limitazioni nella propria attività a causa di dolore cervicale. La prevalenza raggiunge il picco nell’età intermedia e le donne sono più affette degli uomini.

Secondo uno studio epidemiologico l’incidenza annuale della radicolopatia cervicale è di 83 individui su 100.000 (USA); il 14,8% dei pazienti affetti da radicolopatia riferisce di avere praticato esercizio fisico o aver subito un trauma nel periodo antecedente all’insorgenza della sintomatologia e solo il 21,9% presenta una protrusione discale documentata da diagnostica per immagini. Artrosi o protrusioni discali o entrambi, risultano essere la causa della radicolopatia nel 70% dei casi.

Per la definizione di cervicalgia, attualmente, si fa riferimento a quella data da Merskey e Bogduk e successivamente ripresa sia dallo International Association for the Study of Pain (IASP), sia dalla Neck Pain Task Force, secondo i quali la cervicalgia rappresenta “dolore percepito, originante in un’area delimitata superiormente dalla linea nucale, inferiormente da una linea immaginaria passante dal processo spinoso di T1 e lateralmente dai piani sagittali tangenti ai bordi laterali del collo”.

Il dolore cervicale viene distinto in superiore (tratto cervicale superiore fino a C3) ed inferiore (da C4 a T1 che può arrivare alla spalla e addirittura alla gabbia toracica).

La IASP propone una classificazione temporale, definendo acuta una sintomatologia che dura meno di 3 mesi e cronica quella che dura da più di 3 mesi; un’altra classificazione è quella basata sull’eziopatogenesi: cervicalgia aspecifica se la causa non è nota, specifica se nota.

Cause e sintomi di cervicalgia

La cervicalgia ha eziologia multifattoriale e dipende da fattori non modificabili (età, sesso, familiarità, condizioni generali di salute, pregressi esiti traumatici) e da fattori modificabili (posturali, comportamentali, psicosociali).

fattori modificabili comprendono il lavoro ripetitivo, periodi prolungati in cui la colonna cervicale viene mantenuta in flessione, lavoro ad alto stress psicologico, fumo e precedente danno al collo ed alle spalle, caratteristiche del dolore cronico; cause invece quali colpo di frusta, degenerazione di uno o più dischi intervertebrali, ipercifosi dorsale, sport di potenza con sovraccarichi (es. body building) sono caratteristiche del dolore acuto.

L’identificazione precisa della struttura responsabile del dolore è molto difficile, non solo perché le numerose strutture ricevono innervazione da più segmenti, ma anche perché meccanismi di facilitazione-convergenza e sensibilizzazione favoriscono il fenomeno del dolore riferito.

La sintomatologia dolorosa cervicale può svilupparsi gradualmente o avere un’origine post-traumatica; i sintomi clinici più caratteristici associati al dolore cervicale sono:

  • rigidità al collo
  • riduzione del range del movimento cervicale
  • aumento dell’affaticabilità e riduzione della soglia del dolore alla pressione nei muscoli cervicali
  • cefalea
  • vertigini
  • dolore che si irradia alle spalle ed agli arti superiori.

Il dolore cervicale di origine post-traumatica si associa ad un’ampia gamma di sintomi: disturbi visivi ed uditivi, disturbi del sonno, nonché problemi cognitivi ed emotivi.

TRATTAMENTO DELLA CERVICALGIA: COSA DICE LA LETTERATURA SCIENTIFICA

È stata condotta un’analisi sui principali motori di ricerca (Cochrane Database, Scholar, PNLG, Nice, Pubmed), nelle principali banche dati (www.guideline.govwww.cma.ca/cpgs) e riviste scientifiche online. Sono state utilizzate le seguenti parole chiave per la ricerca: neck pain, rehabilitation, management, whiplash, guidelines, reccomandations, evidence, treatment, intervention, cervical radiculopathy, non-surgical intervention, conservative treatment.

Sono state incluse Linee Guida (LG) nazionali ed internazionali sulla gestione della cervicalgia comune e della cervicalgia associata a radicolopatia, pubblicate dal 2006 a maggio 2017 in lingua inglese. L’età della popolazione studiata era rappresentata da soggetti con età superiore ai 18 anni. Non sono state incluse le Linee Guida prive di full-text.

Dal confronto delle LG studiate è emerso che il trattamento farmacologico e quello riabilitativo rappresentano le due scelte terapeutiche più comunemente utilizzate per il managment della cervicalgia acuta, cronica e radicolare.

Il trattamento farmacologico che accomuna tutte le linee guida è basato sull’utilizzo di FANSparacetamolo, steroidi, oppiacei, tramadolo.

La scelta del trattamento della cervicalgia costituisce comunque una problematica riabilitativa ampiamente dibattuta. Da quanto emerge dall’analisi delle recenti pubblicazioni scientifiche in termini di linee guida si evince chiaramente la mancanza di forti evidenze scientifiche per la raccomandazione di un trattamento specifico piuttosto che di un altro, sia esso di terapia fisica che manuale o farmacologica.

Le raccomandazioni discordanti provenienti dalle linee guida a cui i fisiatri dovrebbero affidarsi, generano non poche perplessità nella prescrizione del trattamento più idoneo alla risoluzione del problema.

 L’intervento riabilitativo ha come obiettivo la riduzione e risoluzione del dolore, il recupero della mobilità globale e segmentale, il ripristino delle abilità diminuite dal disturbo cervicale e deve tener conto della capacità di risposta della persona nonché delle strategie di compenso utilizzate rispetto all’evoluzione del disturbo.

 Il trattamento riabilitativo della cervicalgia dovrebbe richiedere un approccio multidisciplinare e dovrebbe avvalersi anche dell’approccio cognitivo comportamentale. Nonostante l’elevato numero di metodiche proposte per il trattamento, la qualità delle evidenze degli studi e la scarsa standardizzazione dei protocolli e delle metodiche di valutazione degli outcomes spesso conduce a raccomandazioni di basso grado. I dati emersi per il trattamento farmacologico sono scarsi; per quanto riguarda l’esercizio terapeutico i lavori disponibili in letteratura non ne chiariscono le caratteristiche ideali; sia gli esercizi di rinforzo che quelli per il miglioramento della resistenza sembrano ottenere buoni risultati, così come lo stretching quando associato ad esercizi di rinforzo.
Per quanto concerne i mezzi fisici, ci sono evidenze di bassa qualità sulla loro efficacia; scarse sono le evidenze scientifiche sul trattamento con ossigeno-ozono. I migliori risultati vengono ottenuti con trattamenti multimodali da cui non devono essere esclusi i consigli di ergonomia.
Sono necessari, di conseguenza, ulteriori studi per la conferma dell’efficacia di tutti i trattamenti presi in esame e la necessità di aggiungerne altri. Tenuto conto che le linee guida citate sono spesso incomplete e che possono essere non sempre applicabili al caso specifico è sempre consigliabile fare riferimento alle buone pratiche.

FONTE: https://www.nurse24.it/dossier/dolore/cervicale-cause-trattamento-cervicalgia.html 

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