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Il condizionamento della lingua nel nostro corpo è di fondamentale importanza non solo per chi se ne occupa quotidianamente (logopedisti e odontoiatri), ma lo è divenuto in particolare anche per tutti quei professionisti che si intendono di posturologia.

Ma se la lingua è di per sé un condizionatore posturale che sta conoscendo in questi ultimi anni un’attenzione sempre maggiore, c’è una parte di essa che non viene quasi mai considerata in ambito posturale: il FRENULO.

Il frenulo linguale è una piccola parte di tessuto con la funzione anatomica di collegare la parte sottostante della lingua con il basamento della cavità orale. Nel caso di malformazioni questa piccola, ma fondamentale parte, compromette inevitabilmente il corretto funzionamento della lingua. Di conseguenza, se la lingua non è in grado di funzionare correttamente, condizionerà le strutture anatomiche a lei attigue portando a dei possibili squilibri posturali.

Considerando che il frenulo è il “ponte” tra la lingua e il basamento della bocca diventa un forte elemento condizionante della muscolatura in questione. Sopratutto per questo motivo diviene di fondamentale importanza la prevenzione, avere un frenulo linguale corto condiziona non soltato la mobilità della lingua (e quindi di conseguenza l’apparato stomatognatico), ma in particolare il corretto sviluppo della muscolatura orofacciale. Questa situazione se non viene corretta negli anni della crescita comporterà ad adattamenti posturali (e non solo) poi molto difficili da correggere.

Molto spesso questa malformazione ha origine dal tipo di allattamento dato ai bambini. Un fattore di estrema importanza, ma molto spesso tralasciato, è la naturale predisposizione all’allattamento dei bambini. Questo non ha solo importanti ripercussioni psicologiche nell’interazione tra madre e figlio, ma  condizionamenti particolari sul corretto, o meno, sviluppo dei diversi apparati e organi relativi.

Diversi studi effettuati negli anni passati hanno evidenziato come gli schemi di deglutizione dei bambini allattati naturalmente e con mezzi artificiali siano completamente diversificati.

Durante la poppata al seno il bambino apre la bocca divaricando le ossa mascellari quanto necessario, senza aver motivo di dislocare la mandibola all’indietro, come invece accade con il biberon.Il capezzolo materno viene dolcemente ma attivamente massaggiato con il movimento della lingua, che lo spreme stringendolo contro il palato nella zona delle rughe, che è deputata ad accogliere il normale appoggio linguale.

Anche le labbra partecipano attivamente alla poppata, per ottenere quel sigillo attorno all’areola,che invece la tettarella assicura passivamente per propria conformazione.
Poiché il sigillo labiale e la collocazione linguale sulle rughe palatine rappresentano i cardini della corretta posizione di riposo, con l’allattamento al seno, il neonato si allena a diventare lingualmente e labilmente adulto.
Nell’armonico sviluppo cranio-mandibolare del bambino gioca un ruolo importante anche il fatto che, nell’allattamento al seno, le mamme tendono ad alternare la poppata a destra e a sinistra. Questo evita il consolidarsi di posture monolaterali e tendenzialmente latero deviate inevitabili con l’uso del biberon, che non può prescindere, solitamente, dal fatto che la mamma sia mancina o destrimane.

   

La tettarella del biberon disloca decisamente all’indietro la lingua, affidandole il compito di regolare il flusso del latte aprendo o tappando il buchino (che le mamme colpevolmente spesso allargano per velocizzare l’operazione) e non quello di far fuoriuscire attivamente il latte.
Con l’allattamento artificiale, in pratica, il bambino impara a nutrirsi passivamente, con scarsa attività linguale e labiale, e soprattutto assumendo una postura linguale e mandibolare atipica e sostanzialmente scorretta.
Gli effetti negativi dell’allattamento artificiale sulla struttura cranio-mandibolare non si esauriscono nella fase dell’allattamento: il bambino memorizza la diversa organizzazione linguo-labiale e deglutitoria, la mantiene anche dopo il passaggio all’alimentazione mista e, in assenza di trattamento logopedistico e odontoiatrico adeguato, molto spesso per tutta la vita.
Il diverso schema funzionale che viene a instaurarsi altera i meccanismi deputati al controllo dello sviluppo cranio mandibolare, favorendo o determinando l’insorgenza di un grande numero di malocclusioni.

Le malocclussioni quindi vanno considerate sempre sotto ogni punto di vista: da un problema congenito a un fattore ereditario, fino a una disfunzione linguale causata da un frenulo problematico.

A volte per ottenere un corretto posizionamento della lingua e quindi una corretta postura è più semplice di quanto si creda.

Il che modo il posizionamento corretto della lingua può influire sull’atteggiamento posturale?

L’uomo ha un solo tipo di deglutizione che possa essere ritenuto fisiologico. Essa si sviluppa attraverso tre fasi (orale, faringea, esofagea) una propedeutica all’altra. Fondamentale risulta la fase orale; in essa la lingua prende
progressivamente contatto col palato a partire dallo Spot (quella precisa parte del palato in cui emerge il nervo naso-palatino:un piccolo spazio compreso tra la parte posteriore della papilla retroincisivale e la parte anteriore
delle rughe palatine), schiacciando il suo dorso contro di esso e sospingendo così il bolo verso le fauci.

 Questo movimento è fondamentale perché durante il suo svolgimento non soltanto la deglutizione avviene nella maniera più efficiente, ma perché la pressione della lingua, che prende appoggio sullo Spot determina la stimolazione dei recettori che fanno capo alla seconda branca del trigemino che rivestono un ruolo posturale peculiare.
Se la funzione della lingua è impedita per qualsivoglia motivo, il suo contatto con il palato può venire a mancare, con la comparsa di effetti dannosi a livello dello sviluppo orofacciale e le conseguenti problematiche odontoiatriche e respiratorie causate dalla iper-attivazione di muscoli (buccinatori), che si sostituiscono funzionalmente alla lingua.

Ogni movimento, diverso dal fisiologico, va considerato non solo atipico, ma scorretto e fonte di patologia. E’ indubbio che, se ci si ferma a valutare una deglutizione soltanto in rapporto agli eventuali danni dentali, molto dell’effetto dannoso sarà per noi invisibile e sconosciuto e da qui viene l’esigenza di analizzare la deglutizione valutando altri parametri tra i quali quelli posturali sono tra i più immediatamente evidenti.
Solo la conoscenza della funzione corretta potrà permetterci di chiarire correlazioni altrimenti impensabili, quali quelle con le tensioni anomale dei muscoli paravertebrali, che potrebbero aiutare a spiegare i miglioramenti ottenuti in pazienti con atteggiamenti scoliotici, o quelle con la muscolatura estrinseca oculare o con il muscolo ciliare, in grado di spiegare gli effetti sulla funzione oculare.

Possiamo quindi affermare che il cambiamento della posizione mandibolare ottenuto ortodonticamente o attraverso l’uso di bites è a volte in grado di migliorare l’assetto posturale del soggetto; anzi alla posizione mandibolare si è data massima importanza nel determinismo della postura. Questo è senz’altro dovuto ad informazioni trigeminali più corrette quando la mandibola assume una posizione di equilibrio muscolare. Ma fondamentale è la coerenza delle informazioni che partono dal trigemino. Sappiamo che tutto l’apparato stomatognatico presenta una innervazione trigeminale. Trigeminali sono i recettori parodontali e le informazioni a partenza dai fusi neuromuscolari dei masseteri. Queste fibre hanno la peculiarità di una conduzione estremamente rapida, necessaria per il bisogno del SNC di essere informato con la massima urgenza dello stato dell’atto masticatorio e dell’occlusione.
L’informazione che ne deriva è repentina, ma estremamente labile, essendo sostituita subito dalla successiva.Esiste una sola occasione di attivazione completa del trigemino, il momento della deglutizione, dove si ha una stimolazione contemporanea dello Spot (ramo naso-palatino, II° branca), dei recettori parodontali mascellari (II° branca) e mandibolari (III° branca) nonché di quelli fusali.

Degli studi hanno dimostrato che analizzando dei pazienti odontoiatrici su una pedana baropodometrica e sullo scoliosometro, essi spesso presentavano atteggiamenti posturali generali alterati, che miglioravano quasi in ogni caso già durante l’esame, facendo posizionare la lingua al
punto Spot.

La deglutizione è in grado di influenzare notevolmente l’assetto posturale.
La Posturologia riconosce un ruolo di informatori encefalici primari:
– Apparato stomatognatico (soprattutto articolazione temporo-mandibolare)
– Occhio (componente propriocettiva della muscolatura estrinseca e componente
visiva)

– Orecchio (soprattutto nella componente vestibolare )
– Piede
La lingua che non contatta il palato ed induce una deglutizione scorretta è in grado di
interferire con tutti questi sistemi recettoriali.
Può dare posture mandibolari alterate, per la retrusione indotta dalla ristrettezza del palato causata da buccinatori iperattivi o per diminuzione della dimensione verticale a causa della interposizione della lingua tra le arcate per la iperattività del m. verticale determinata dall’uso di succhietti e tettarelle rigide o dal succhiamento del dito.
Può influenzare l’occhio nella sua capacità visiva, a causa delle alterazioni cervicali (il nervo ciliare ha origine a livello cervicale e determina la messa a fuoco del cristallino); anche la muscolatura estrinseca risente della mancanza di equilibrio di stimolazione neurologica.
La disfunzione deglutitoria è in grado di alterare il recettore Orecchio attraverso le variazioni di pressione aerea determinate dalla deglutizione scorretta con probabile
variazione della qualità dell’endolinfa e del rotolamento degli otoliti.
Agisce infine sul piede con meccanismo muscolare.

E’ frequente, all’esame baropodometrico, vedere un piede cavo divenire normale semplicemente schiacciando lo Spot, per il riequilibrio delle tensioni.


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Fonte: Posturo Consapevoli – Antonio Ferrante

 

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