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L’artrosi del piede è una malattia dovuta alla degenerazione cartilaginea delle ossa. Essendo la cartilagine non innervata evolve silentemente e risulta difficile da diagnosticare. Vediamo quindi di capire quali possono essere i fattori biomeccanici che possono portare all’insorgenza di questa patologia e quali sono i sintomi e le possibili cure.

 

L’artrosi del piede rappresenta un termine generico per indicare una patologia che si accompagna ad un processo degenerativo cartilagineo che può interessare una delle articolazioni che compongono il piede. La cartilagine articolare è un tessuto elastico dotato di notevole resistenza alla pressione e alla trazione (è un connettivo specializzato con funzione di sostegno). Ha un colorito bianco perlaceo e riveste le estremità delle ossa articolari proteggendole dall’attrito. All’interno dell’articolazione viene prodotto il liquido sinoviale che serve come lubrificante dell’articolazione e nutrimento della cartilagine. Spesso il danno cartilagineo è conseguente a un’alterazione della biomeccanica della caviglia. Vediamo quali possono essere i casi:

 

Una sottoastragalica bloccata può essere causa di artrosi del piede perché non c’è nessun sistema che la sostituisce. Le due articolazioni più importanti del piede sono la tibio-tarsica e la sottoastragalica, tutto il resto del piede serve per amplificare i movimenti di queste due articolazioni. Se si blocca la sottoastragalica trasmette il movimento alla tibio-tarsica ma non ha la capacità di muoversi lateralmente. Questo può essere portatore di artrosi precoce della tibio-tarsica. Nei bimbi che nascono con la sottoastragalica bloccata, la troclea da cilindrica diventa ovoidale e così la tibio-tarsica fa anche i movimenti di lateralità. Quando il piede va in eversione, la tibia va in intrarotazione ma se l’anca è bloccata tende ad essere in extrarotazione. In questo caso si forma un conflitto di rotazione che si scarica nel ginocchio perché l’anca ruota e non ha grossi problemi, il piede ha la sottoastragalica e quindi compensa, il ginocchio non ha grosse possibilità di compenso.

 

È una delle cause più comuni di disturbi dolorosi, colpisce circa il 10% della popolazione adulta generale, e il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni di età. Data la molteplicità di articolazioni presenti nel piede può interessare in linea teorica una qualsivoglia articolazione anche se le più colpite risultano le articolazioni di caviglia, metatarso-prima falange del primo dito, tarso-metatarso. L’artrosi in genere è un processo legato alla vecchiaia, può essere:

  • Primaria quindi dovuta a fattori genetici ovvero idiopatica
  • Secondaria dovuta a traumi, interventi o fattori biomeccanici o problemi settici.
  • Localizzata (monoarticolare)
  • Generalizzata (pluriarticolare)

L’articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. La membrana sinoviale si presenta iperemica e ipertrofica, la capsula è edematosa e fibrosclerotica.

 

Generalmente i sintomi sono:

  • Dolore. Localizzato nella regione dell’articolazione interessata. Inizialmente è scatenato e peggiora col movimento. Negli stadi avanzati è costante e persiste anche durante la notte nel sonno. Può avere vari gradi di severità e raggiungere intensità tale da determinare invalidità.
  • Gonfiore e in qualche caso arrossamento dell’area.
  • Crepitio. Rumore caratteristico che accompagna i movimenti articolari.
  • Rigidità dell’articolazione e perdita del movimento articolare. L’articolazione interessata presenta caratteristiche alterazioni della cartilagine, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico che ne riducono il movimento;
  • Impossibilità di camminare.

 

Fattori di rischio

Anche se le cause dell’artrosi al piede non sono ancora ben note sono invece noti alcuni fattori o condizioni che innalzano la probabilità di sviluppare la malattia. I più comuni sono:

  • Malformazioni scheletriche congenite che favoriscono uno scorretto utilizzo delle articolazioni del piede come possono essere piede piatto o ginocchio valgo o varo.
  • Obesità.
  • Scorretta postura nella deambulazione.
  • Uso di scarpe non adeguate.
  • Uso di tacchi eccessivamente alti.
  • Lavori usuranti che costringono a lunghi periodi in piedi da fermo.
  • Scorretta postura come piede cavo, piatto, alluce valgo.
  • Traumi.
  • Patologie conseguenti ad attività sportive/lavorative

 

Esami di laboratorio e strumentali

Nelle radiografie all’inizio della patologia non si riscontra alcuna alterazione, ma con il progredire della malattia si nota:

  • riduzione dello spazio articolare
  • alterazione del profilo dell’estremità articolare dell’osso
  • formazione di osteofiti ai margini delle articolazioni o nel punto di inserzione dei tendini
  • zone cistiche nell’osso immediatamente al di sotto della cartilagine.

Il grado di alterazione dimostrabile radiologicamente non è sempre correlato all’entità della sintomatologia. La principale diagnosi differenziale è con l’artrite (la quale è una malattia autoimmune e presenza infiammazione e alterazioni di esami come il fattore reumatoide, la velocità di eritrosedimentazione e i globuli bianchi neutrofili, con l’eccezione delle spondiloartriti sieronegative).

 

Sintomi e terapie

I cambiamenti nello stile di vita, specialmente la perdita di peso e l’attività fisica, uniti alla terapia analgesica, rappresentano il perno del trattamento dell’osteoartrosi. Il paracetamolo rappresenta il farmaco di prima linea, mentre i FANS sono utilizzati al bisogno nel caso il paracetamolo non sia sufficiente.

Trattamento Farmacologico

E’ teso ad arrestare l’effetto degenerativo della malattia sull’articolazione e quindi di cartilagini e capi ossei e a ripristinare, nei limiti del possibile, la funzionalità articolare. I farmaci utilizzati per preservare e ripristinare le cartilagini sono noti come condroprotettori. Fra i molti testati di detta categoria quello che ha fornito risultati di rilievo è la glucosamina. Si usano anche infiltrazioni di acido ialuronico o il più recente PRP che sembrano avere una duplice valenza danno remissione dell’infiammazione e contemporaneamente hanno azione condroprotettiva. Il PRP – Plasma Ricco di Piastrine (Platelet-rich plasma o gel piastrinico) è un prodotto di derivazione ematica per uso non trasfusionale. Il PRP è un concentrato di piastrine autologo ottenuto mediante centrifugazione del sangue e caratterizzato dalla forte concentrazione di fattori di crescita. La sua capacità di stimolare la rigenerazione dei tessuti lo rende il fondamento di numerose metodiche in campo medico.

 

Attività fisica

Nella maggior parte dei pazienti affetti da osteoartrosi, l’attività fisica moderata permette un aumento della funzionalità articolare e una riduzione del dolore, soprattutto nella gonartrosi.

 

Dieta

Nelle persone in sovrappeso, il calo ponderale si è dimostrato utile, in quanto garantisce da una parte una riduzione del dolore, dall’altra un aumento della funzionalità e una riduzione della rigidità e dell’affaticamento, riducendo l’utilizzo della terapia farmacologica.

 

Fisioterapia

Esiste un buon numero di evidenze scientifiche che affermano l’utilità della fisioterapia nella riduzione del dolore e nell’aumento della funzionalità. Esistono evidenze che la manipolazione risulti essere più efficace dell’esercizio fisico nell’artrosi dell’anca, tuttavia queste evidenze non sono considerate conclusive. Seppur molti specialisti ritengano opportuno integrare manovre chinesiterapiche al piano di trattamento.

 

Intervento chirurgico

Nei casi seri e resistenti alla terapia farmacologica che provocano gravi invalidità si ricorre alla chirurgia. I trattamenti chirurgi possibili sono essenzialmente di tre tipi:

  • Di debrider. L’intervento viene svolto in artroscopia e consiste in una pulizia (tessuti invasivi, escrescenze ossee) dell’articolazione.
  • Di artrodesi. L’intervento con tecnica chirurgica convenzionale trasforma l’articolazione da mobile a statica attraverso l’utilizzo di perni metallici per fissare i capi ossei.
  • Di artroplastica. L’intervento con tecnica chirurgica convenzionale sostituisce l’articolazione con una protesi artificiale.

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